Nell’articolo precedente abbiamo conosciuto come è nato Little John e chi sono i suoi creatori. Ma scendendo più nei dettagli, il magazine si compone di tre volumi.

I PRIMI VOLUMI

Il primo volume, intitolato “Outlaw”, letteralmente il fuorilegge, racconta la storia di un bandito durante l’era del consumismo, che combatte tra spedizioni online e strategie di marketing, per acquistare l’ultimo modello di iPhone. È una lotta alla società moderna, da parte di individui che liberano la loro natura contro le leggi ingiuste che vengono imposte da poteri alti.

Il secondo numero, “24/7”, parla del lavoro. Di come nel mondo del 24/7 (che significa 24 h su 24 h, 7 giorni su 7), il lavoro invece di nobilitare l’uomo, lo sdegna e lo porta a una condizione di alienamento e perdita di identità. Ogni gesto diventa ripetitivo, e in questo riprende anche la condizione dell’operario descritta da Marx, che diventa solo un ingranaggio all’interno di quella che è una catena di montaggio. La vita degli uomini diventa una routine, dove essi si trovano a ripetere le stesse azioni in loop tutti i giorni. La disumanizzazione di cui si parlava Marx è resa anche molto bene nel film Tempi Moderni di Charlie Chaplin, e risulta essere molto attuale.

“PERIFERIE”

Il titolo del terzo volume è: “Periferie”. Siamo sempre nell’epoca moderna, in cui a causa della crescente urbanizzazione che ha la sua origine nella Rivoluzione Industriale, le città si siano riempite e sono così nate le periferie. Anche per effetto del consumismo si sono sviluppate delle città policentriche, dove i ricchi capeggiavano, mentre i poveri risultavano ghettizzati ai margini della città, nelle periferie. Questo ha portato a tanti problemi, non solo di carattere sociale, in quanto in questi posti della città vi è una crescente criminalità, ma anche urbano, poiché molto spesso le periferie non vengono prese in considerazione dalle istituzioni risultando prive di attrezzature.

PERIFERIE
PERIFERIE

C’è una pagina di questo volume dedicato all’odonimia periferica romana: “le periferie a Roma hanno i nomi delle valli (…). Le periferie a Roma cominciano non si sa dove, sempre più lontano dal centro centro – che signora mia una volta la periferia era molto più vicina- e finiscono spesso oltre il raccordo (il raccordo anulare, GRA, dal nome di uno dei progettisti), confine ideale di una Roma sempre meno ideale e sempre più iperreale, esplosa, diffusa oltre la stessa voglia di essere Roma (A. M. Poscetti)”.

Le periferie, quindi dovrebbero essere la città del futuro, come afferma l’archistar italiano Renzo Piano. La periferia dovrebbe diventare un nuovo centro da cui partire, deve essere recuperata a trasformata, ricalibrata nei suoi rapporti sia urbani che sociali, facendo di essa non una semplice soluzione di ripiego, ma centri urbani nella post metropoli del nostro tempo.

Con il terzo volume, si conclude la prima miniserie Di Little John. Questi sono alcuni degli argomenti che vengono trattati nei volumi, sempre in modo originale e mai in modo diretto. La denuncia sociale è resa attraverso immagini, giochi di parole, testi e molto altro.

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