Molti artisti all’inizio del Novecento hanno cominciato a volgere la loro attenzione verso quelli che sono sempre stati considerati dei rifiuti, scarti, oggetti da buttare. Negli anni ’80 nasce un movimento artistico, quello della Trash Art che riutilizza i rifiuti nelle opere artistiche, anche come denuncia sociale alla società del consumo che produce senza pensare agli scarti che ne derivano, inquinando l’ambiente.

Il famoso scultore inglese Tony Cragg afferma a tal proposito: “Non ho mai provato interesse per i rifiuti, è un termine generico ed è talmente irresponsabile usarlo. Quando smetteremo di impiegarlo, ci renderemo conto del numero di differenti materiali da cui è formato e quindi tratteremo la questione in maniera diversa. Ogni elemento è magnifico, oppure brutto o qualsiasi altra cosa. Dipende dalla nostra concezione”. Per lui anche gli oggetti della vita quotidiana possono essere arte. Tony Cragg crea accostamenti cromatiche e materici con oggetti di plastica, vetro, legno raccolti per strada o addirittura dalle discariche. In questo modo questi oggetti da rifiuti si trasformano in un qualcosa che ha un significato altro.

Il riciclo nella storia dell’arte

Nella storia dell’arte c’è stato un cambio di rotta già con Picasso George Braque che hanno sperimentato nella prima metà del Novecento l’arte del collage, attuata con materiali insoliti, come pezzi di giornale, pezzi di vetro, parti di vita quotidiana. Successivamente l’artista nome Marcel Duchamp nel 1913 fa di uno sgabello di legno e una ruota di una bici, un’opera d’arte. L’opera viene vista negativamente da molti, ma la critica più grande la riceve per la sua “Fontana”, ovvero un orinatoio di ceramica, che l’artista firma con uno pseudonimo e lo espone capovolto.

La sua provocazione genera però consenso in molti artisti che lo hanno preso come riferimento. Questo genere artistico è chiamato readymade, oggetto già fatto, in quanto l’artista non produce da sé l’opera, ma usa oggetti già esistenti e gli dà una nuova vita attraverso il suo sguardo artistico. Con i futuristi e i dadaisti vengono introdotte nuove tecniche, arrivando a costruire anche opere enormi come il celebre Merzbau di Kurt Schwitters di Kurt Schwitters, un ambiente costruito assemblando piccoli oggetti trovati per strada o altrove, che messi insieme hanno dato luogo a un’opera d’arte molto significativa.

Nel secondo dopoguerra vi sono altre correnti artistiche come il Nouveau Realisme e il New Dada che fanno uso di materiali e oggetti da rifiuto in modo alternativo. L’artista Daniel Spoerri incolla su tavole di legno qualsiasi tipo di oggetto da pezzi dell’automobile fino ad arrivare alle posate. Arriva al climax della sua arte provocatoria con “Le Plein” (il pieno), una mostra tenutasi nel 1960 in una galleria d’arte parigina, in cui egli riempie lo spazio con cumuli di immondizia.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

Dietro questi gesti rivoluzionari, vi è quasi sempre un significato nascosto, un messaggio provocatorio. Ci sono però anche artisti che attraverso l’uso dei rifiuti nelle proprie opere, vogliono solo fare sperimentazioni di tipo formale, artistico; altri invece gli attribuiscono significati ambientali, sociali e politici. Questo riflette una coscienza che si è risvegliata nel mondo riguardo a tematiche così attuali come il problema dei rifiuti e dell’inquinamento. Attraverso l’arte si può arrivare a comunicare con un linguaggio universale messaggi molto importanti.

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