24/7

Il sistema domestico

25/1/2017, Paolo Patelli

[F]rom a desire of travelling abroad, [...] to an industrious and diligent application to labour at home.1
Work — work — work!
My labour never flags;
And what are its wages? A bed of straw, A crust of bread — and rags.
That shattered roof — this naked floor — A table — a broken chair —
And a wall so blank, my shadow I thank For sometimes falling there!2

Il movimento ciclico tra la luce e il buio, tra la visibilità pubblica del lavoro, della politica, e il riparo della sfera intima e domestica, è essenziale a una “vita attiva” – scrive Hannah Arendt.3 L’esaurimento risultante dall’operosità nel mondo e la rigenerazione che regolarmente avrebbe luogo in una ombrosa domesticità si bilancerebbero. La vita attiva abiterebbe quindi un dominio pubblico, ma avrebbe bisogno di una sfera privata in grado di soddisfare i bisogni di intimità, domesticità e individualità, così come le necessità biologiche: il cibo, il sonno, il sesso, e quindi il riparo. Senza che queste siano soddisfatte, non sarebbe possibile vivere in pubblico, nel mondo, come persone libere, tra pari.

La promessa di protezione dal mondo esterno apparirebbe quindi come una funzione, e forse il fine proprio, di ogni casa. Per quanto ricorrente, tuttavia, che una dimora privata possa garantire anche una esistenza privata – e che ciò sia una costante attraverso i secoli – è forse solo un mito. Se oggi lavorare 24/7 significa essere operativi in ogni momento e quindi in ogni luogo, anche in casa, è almeno a partire dalla modernità che questa non smette di ospitare proprio la particella elementare di una più grande sfera sociale, all’interno di dinamiche economiche complesse. Forse, un modo di contestualizzare le recenti trasformazioni e ridistribuzioni dello spazio domestico sarebbe quello di porle all’interno di una storia in cui le relazioni e i protocolli tra domesticità, vita quotidiana e lavoro si evolvono non solo all’interno di un involucro architettonico, ma anche di alcune relazioni proprie del sistema capitalista. L’interno domestico è uno spazio di negoziazione tra individuo e società, intimità e socialità, ma è anche letteralmente all’interno di scambi economici e produttivi. Probabilmente, è soprattutto a partire dalla rivoluzione industriale del XVII secolo che la casa diviene il luogo di un incontro virtuale tra vita quotidiana e le infrastrutture economiche. Durante la rapida ripresa seguita alla crisi del feudalesimo, soprattutto in Inghilterra e nell’Europa Occidentale, infatti, le reti mercantili si espandono e penetrano la campagna, collegando ciascun villaggio e ciascuna abitazione ai mercanti e agli scambi delle città stesse.4 Da lì, i commercianti cominciano ad influenzare la vita rurale, incoraggiando contadini meno abbienti ad accogliere attività industriali, lontano dal controllo delle gilde urbane. Le reti mercantili penetrano le campagne e il capitale entra nelle abitazioni, ridefinendo ruoli e attività lavorative anche dentro i nuclei famigliari.
Si sviluppa il cosiddetto “sistema domestico”, o “putting-out system”: una sorta di industria a domicilio, una relazione tra un mercante capitalista e un lavoratore rurale, in cui il primo si muove dalla città, il secondo è fisso nella propria abitazione. Intere famiglie contadine iniziano ad integrare il ciclico lavoro nei campi con quello continuo e domestico del telaio o del filatoio. I lavoratori coinvolti nel sistema domestico solitamente sono in possesso o affittano i propri strumenti, come telai e filatoi, ma dipendono da mercanti capitalisti che provvedono loro le materie prime e ritirano i prodotti finiti o semilavorati, mantenendone la proprietà. I mercanti fanno proprio quel lavoro rurale che era precedentemente soggetto al signore feudale: il sistema del profitto si sostituisce alla ruberia dei prodotti del lavoro contadino. Al sistema organizzativo feudale di produzione fa seguito una organizzazione diversa, in cui la competizione porta all’investimento, e l’investimento intensifica la competizione. I produttori rurali, geograficamente dispersi e isolati, non possono avere né sfruttare il potere delle gilda urbane per limitare la produzione e controllare i prezzi; non hanno altra scelta che stare al passo con le nuove tecniche in grado di ridurre i costi, mano a mano queste vengono introdotte da altri produttori. I mercanti sempre più spesso usano il sistema domestico per fare pressione sui lavoratori artigiani nelle città perché accettino pagamenti più bassi sulla base dell’offerta e della domanda, e incoraggiano così la crescita di nuove industrie a base rurale come risposta alla resistenza degli artigiani urbani. Il settoredell’industria a domicilio diviene così il settore più dinamico nell’Europa seicentesca.5

Una caratteristica saliente del sistema domestico è sicuramente l’alto grado di controllo che i produttori diretti mantengono sui propri processi di lavoro. Lavorando a casa al proprio ritmo, i lavoratori domestici sono ben posizionati per bilanciare tempo di lavoro e tempo libero, in accordo con la preferenza pre-capitalista per il secondo. Il sistema permette ai membri adulti della famiglia di sviluppare una divisione del lavoro domestica in cui i bambini possono contribuire con del lavoro produttivo sotto la diretta supervisione parentale. Queste circostanze, incoraggiate dal sistema di produzione indipendente, hanno anche probabilmente contribuito al consolidamento del nucleo famigliare come forma sociale dominante, meno dipendente dalla famiglia allargata.

In tutto questo, la casa, o meglio l’involucro, le tipologie architettoniche, i caratteri e la distribuzione degli spazi restano immutati. Sono invece le relazioni, i protocolli tra spazio domestico e vita quotidiana a cambiare. La società rompe l’ideale isolamento dei domini privato e pubblico, rendendo entrambi permeabili. Lo sviluppo capitalista da qui costruisce le nozioni complementari di lavoro salariato e lavoro domestico.6 Ciò che è tangibile non è però una vera trasformazione fisica nell’architettura, ma l’incursione delle prime macchine, di strumenti proto-industriali, negli spazi domestici della esistente civiltà agricola: una singola stanza è ora dominata da un filatoio, spesso operato da una giovane donna, mentre del cibo viene cotto nello stesso ambiente, in cui una scala porta alla stanza da letto, mentre una finestra permette l’illuminazione e la ventilazione. In questo sistema i lavoratori coinvolti possono lavorare alla propria velocità, a casa, e i bambini impiegati sono probabilmente trattati meglio di quanto sarebbero in una fabbrica, anche se le case sono poi inquinate dalle tossine delle materie prime. Benché il lavoro svolto a casa, da cui il nome del sistema domestico, sia lento e laborioso, il sistema domestico resta la più ovvia modalità di espansione industriale nel XVIII secolo. L’inizio della decadenza della protoindustria può essere considerato quando nel 1713 John Lombe fonda uno stabilimento dotato di una macchina per lavorare la seta, impiegandovi 300 operai. Intorno XIX secolo, il sistema domestico scompare quasi del tutto in Europa occidentale, sostituito da un più sviluppato sistema industriale, dalle fabbriche. La necessità di un maggiore controllo sociale porta alla subordinazione completa del lavoro al capitale, facilitata anche da nuove tecnologie produttive.

È alla fine del ventesimo secolo che il sistema domestico vive una improvvisa rinascita, stimolata dalla diffusione di nuove forme di comunicazione e organizzazione. Grazie anche anche a Internet, è diventato sempre più semplice per il capitale impiegare lavoratori in remoto, senza sacrificare la produttività, mantenendo il controllo sull’efficienza dei processi e sui costi. La sua forma più tipica ha subito cambiamenti geografici, tecnologici, ma ha mantenuto la pratica essenziale: esempi contemporanei possono essere trovati in Cina, India e Sud America, e non si limitano al settore tessile. Inoltre, l’uso del termine si è espanso e viene usato per riferirsi a qualsiasi evento che permetta a un gran numero di persone di lavorare a tempo parziale. Amazon Mechanical Turk è un servizio che permette a un “requester” di coordinare l’uso di intelligenze umane per eseguire compiti banali, che i computer non sono in grado di svolgere, generalmente in cambio di pochi centesimi. eBay ha generato un lavoro a domicilio per persone che acquistano surplus di merce per rivendere al dettaglio attraverso un sistema d’asta. Etsy si pubblicizza come “un modo per fare acquisti con oggetti unici, realizzati a casa da migliaia di designer indipendenti e collezionisti d’epoca”. Ben oltre il modernariato, tuttavia, il più tipico prodotto del nostro lavoro domestico si discioglie in informazione. Airbnb astrae e dissolve, fiscalizza, nozioni fondamentali come la casa stessa. Gli interni vengono presentati come un insieme di dati, offerta e domanda in una economia che colonizza riconfigurandolo lo spazio esistente della domesticità. Lavoriamo 24/7 e registriamo, cataloghiamo, mercifichiamo e ridistribuiamo prodotti e spazio, ma anche creatività, linguaggio, attenzione.7 Nel tempo continuo della condivisione, sono pratiche, rappresentazioni, espressioni ad essere riformulate e codificate. Nel protocollo tra spazio domestico e vita quotidiana, ogni istante di vitalità è finalmente frattalizzato, mobilizzato, messo a disposizione. Cancellata la periodicità che ha dato forma alla vita per millenni, forse in uno sforzo di essere più simili ai dispositivi che penetrano e avvolgono il nostro spazio più intimo, ci sforziamo di essere operativi oltre ogni demarcazione e frizione, in una permanente allucinata presenza.8 Una pausa da tutto questo – “sleep mode” – sarebbe sintomo di debolezza, di fondamentale inadeguatezza, e insieme un lusso, la definitiva ostentazione.

Daniel Defoe, A tour thro’ the whole island of Great Britain, 1727. Versione digitale della prima edizio- ne disponibile online: http://www.vi- sionofbritain.org.uk/travellers/DefoeThomas Hood, The Song of the Shirt, 1843. Disponibile online: http://www.victorianweb.org/au- thors/hood/shirt.htmlHannah Arendt, The Human Condition, 1958Eric Hobsbawm, The Age of Revolution, 1962Chris Harman, A People’s History of the World, 1999Silvia Federici, Caliban and the Witch, 2004Franco “Bifo” Berardi, The Soul at Work, 2007Jonathan Crary, 24/7, 2013